giovedì 23 ottobre 2008

Le strade della politica

Non sono sicuro di molte cose in questo periodo. Non sono sicuro di credere alla mia fazione politica, non sono sicuro delle mie intuizioni finanziare, non sono sicuro che la Roma vedrà la fine del tunnel prima del prossimo anno.

Appia - Regina Viarum
Non sono sicuro poi delle intelligenze collettive, ma non sono sicuro neanche che la gente sia tutta folle, non sono sicuro di attraversare la stazione Termini senza sentire un brivido di malavita che mi scorra addosso, non sono sicuro che le mie mancate disavventure siano solo un percentile statistico dalla parte fortunata della curva proposta dall'attuale governo.

Di alcune cose però inzio ad essere certo, sono poche e spesso messe a dura prova dalle presunte evidenze e i celebri stati di fatto. Una di esse è che la politica è anche una via maestra, ma non nel senso di percorso che conduce alla realizzazione di  grandi ideali (mai creduto, sorry!). In un altro più banale senso, quello civico e concreto, di una strada in cui esistono (eufemismo...) dei marciapiedi stretti, in cui la sede stradale è stretta e a dorso di mulo, con il traffico a doppio senso, a cui lati ci sono portincini di case private e ingressi di scuole materne ed elementari.
Una strada sempre trafficata dove, come spesso accade, i limiti di velocità sono pannelli dal discutibile design e le cifre riportate un vetusto retaggio di valori posti a caso; sicuramente  fuori moda,  giuste solo per ricordare che Marinetti e il futurismo alla fine l'hanno avuta vinta.

Oppure di un'altra strada, parallela ad essa, chiusa al traffico, più ampia, costeggiata solo da lussuosi condomini e villini con posti macchina o garage interni, silenziosa, dotata di dossi antivelocità tali da non permettere ad alcuno di procedere più veloce del passo incerto di un decrepito parroco di paese che inizi la sua processione in strade erte e accidentate. 

Una accanto all'altra. L'una che chiede aiuto all'altra. L'una contro l'altra. Non si entra in merito di ideologie politiche, da una parte e daltrl'altra ci sono frammischiati ricchi e indigenti, nativi e immigrati, truffatori e truffati, attivisti di centro e riflessivi di sinistra, anarchici pragmatisti e liberisti utopici, melanconici pentapartitici e nostalgici azionisti.

Coacervi, quasi ircocervi, il bertinottiano con il fez al braccio, il fascio con falce e martello in mano, tutti contro tutti per definire quello che la politica è e che non dovrebbe essere.
Una strada dove le persone non debbano rischiare per compiere gesti quotidiani e normali, in cui tutti gli abitanti di un quartiere si sacrificano un poco per il bene di tutti e non solo sacrificare tutti per il bene di pochi (bancari o avventati imprenditori al finto soccorso di una compagnia aerea).

La politica si fa per strada, anche marciando uniti, perché i bambini di Via San Tarcisio sono patrimonio anche delle ovattate sale di Via al Quarto Miglio.