lunedì 3 novembre 2008

Piccoli Kossiga krescono

Non sono mai stato un estremista, né un complottista a tutti i costi.
Le verità fattuali mi hanno sempre convinto più delle ricostruzioni intrigate e complicate che vedevano disgni globali e incontrollabili, segrete ai più rivelate com verità di fede ad altri.
E ai fatti tutt'ora mi attengo.

Piazza Navona, manifestazione affollata, variopinta (in cromatismi e tendenze politiche). Giovani, giovanissimi, adulti e qualche anziano.
Da questo pulmino bianco sono partiti gli assalti a Piazza Navona: i segni e l'abbigliamento indicano come la componente sia di estrazione destrorsa. Fonte: La Repubblica
Slogan pieni di rabbia e incomprensione per le scellerate scelte del governo, ma la violenza non travalica il verbale. D'un tratto qualcosa di strano si muove tra la folla assiepata, un pulmino bianco. Un megafono e poi il panico, assalti ben organizzati, raid e cintate. Obiettivo, chiunque non fosse vestito di nero. Ritorno della calma, ma con il terrore negli occhi di molti, la polizia non interviene. Secondo assalto, le forze dell'ordine immobili. Arriva una parte del corte degli universitari, si forma un cordone sanitario dei collettivi di sinistra, terzo assalto. Interviene la polizia e carica. I neoarrivati.

Altri fatti. In un intervista ad un giornale non certo rosso, Cossiga candidamente ricordava come ha messo alle corde nel 1978 il movimento studentesco: lasciarlo crescere, inserire agitatori ben formati con l'obiettivo di creare tensione e quindi, in nome dell'ordine sociale, picchiare picchiare picchiare. Magari non troppo gli anziani professori, ma le giovani maestrini sì. E per prime.

Roberto Maroni e il sottosegretario Nitto Palma non sono sprovveduti come Scajola e non faranno scappare il morto, hanno fatto esperienza di quanto accaduto a Genova, ben sanno che sarebbe l'unico modo per perdere la partita. Ma sono anche sufficientemente sprovveduti da seguire alla lettera le parole del grande maestro. E commettere, talvolta ripetere alcuni errori.
Il camioncino bianco (e il racconto dei fatti ci riporta ad un altro furgone dello stesso colore, da cui uscirono mazze e black block) dentro la piazza è clamoroso, imbarazzante e impietosamente immortalato.
Probabilmente hanno saltato la lezione "Differenze di stili di vita e mezzi di telecomunicazione privata: dagli anni '70 a oggi". All'epoca del ministro K grasso che colava una foto in bianco e nero sgranata, le testimonianze potevano essere ridotte al silenzio o all'oblio. Adesso no, è un trionfo di immagini, riprese, sonori; se al fatidico G8 erano tante ma non sufficienti per ricostruire completamente la sequenza dei fatti, oggi non c'è scampo. Raccontano tutto, chi ha attaccato, chi è stato protetto, chi era si era organizzato da tempo per compiere il misfatto.

Non è un caso l'aggressione alla redazione di "Chi l'ha visto?" e le minacce alla Sciarelli ed il suo staff. Cercano di intimare il silenzio, in modo selvaggio e vigliacco: hanno paura e cominciano a sbagliare, fanno il lavoro sporco. Sono i primi segnali del declino.

Piccoli Kossiga krescono. Non ne sentivamo il bisogno.