martedì 21 febbraio 2012

La guerra degli stupidi

Riscopriamo per l'ennesima volta l'acqua calda. E sorprendiamoci. Nelle ultime ore sta facendo scandalo un servizio sulle pubblicità maschiliste del XX secolo (come se le attuali fossero chissà quanto evolute: vd D - La Repubblica - Il sessismo nelle vecchie pubblicità).


Erano (e sono) pubblicità miratissime,  pubblicate soprattutto (ossia non esclusivamente) su giornali diretti a pubblico femminile: era un modo sottile (?) per far passare un determinato stile di vita, frutto non solo, ma anche della fine delle due guerre mondiali e da anni di indottrinamento razzista e sessista.
Ristabilita la pace, la donna (che aveva avuto un ruolo importante nella produzione e nel progresso dei paesi, vincitori e non) doveva essere di nuovo relegata alla casa e non doveva assolutamente mettersi in competizione con l'uomo.

Mi è ritornato in  mente un vecchio lavoro, una recensione brevissima su un testo che al momento in cui mi fu consegnato mi scatenò diverse emozioni che, a ben analizzarle, sono frutto di educazione (giusta e sbagliata), indottrinamento (corretto e scorretto) e riflessione (buona e cattiva).
Mi sembrava dapprima uno scherzo, poi trasalii, mi veniva da (sor)ridere e inorridivo di me stesso. Poi mentre lo leggevo restavo affascinato da come tanta ignoranza avesse potuto far presa su tante persone per tanto tempo.

Il libro era stato ripubblicato da Castelvecchi, l'autore era Paul Julius Moebius, il titolo "L'inferiorità mentale della donna", anno di pubblicazione 1900 (lo stesso dell'Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud). Non si trattava di un santone predicatore, ma di uno stimatissimo psichiatra, direttore del Policlinico Neurologico Albert Verain di Lipsia. Forse quel lavoro lo aveva usurato (morirà nel 1907 a 54 anni), forse non era sufficientemente attrezzato contro il disagio mentale ed era diventato pazzo e ossessionato anche lui, ma quel che è peggio ha contagiato con queste idee il mondo evoluto e reso folli e irrecuperabili tanti nostri padri e molti fra noi.

Riporto integralmente le mie dieci righe. Non mi pare che modificherei nulla sul giudizio a 14 anni di distanza.


Il darwinismo ha riportato l'uomo alla sua vera natura (scimmia antropomorfa dal pollice opposto e statura eretta), ma non tutti vi si arresero. Doveva esistere qualcuno meno uomo dell'altro: una razza (ebrea, negra, aborigena australiana) o un sesso.
Magari le donne, come fu dimostrato "scientificamente" dallo psichiatra tedesco Paul Julius Moebius (da non confondere con l'inventore del nodo/nastro infinito) ne "L'inferiorità mentale della donna", scritto nel 1900: "Un cranio piccolo racchiude evidentemente un cervello piccino".
Patetiche parole per un documento storico di notevole, aberrante, importanza.