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giovedì 7 maggio 2015

Senza parlare, con molte parole.


#DailyHaiku

Quante lingue
Afferro con le dita
Senza parole

Livietta - A casa?
Livietta stanca, chiede di tornare a casa
Il fatto: Il consiglio regionale del Lazio approva legge per lingua dei segni e accessibilità persone sorde.

Vabbé la faccio semplice. Una lingua è una struttura complessa che permette di comunicare, di un lessico abbastanza ampio e articolato in grado di esprimere concetti concreti e astratti, dotata di una grammatica, sintassi, di regole che si ripetono sempre (o quasi) uguali a se stesse, che cambia nel tempo, negli spazi e nei significati.

E per qualcuno sarà anche strano sentirsi dire che le lingue non scritte (tecnicamente"orali") sono decisamente più numerose di quelle anche scritte. Capita così che sono lingue a tutti gli effetti quelle che invece del canale uditivo utilizzano quello visuale. Ossia prendono le parole per le mani e così si esprimono con segni (non gesti, questi sono movimenti che accompagno un enunciato, i segni sono selezionati, codificati, autonomi nel significato).

Esistono lingue di segni ovunque esista una comunità sorda (in pratica, ovunque), l'Unione europea calcola che ci siano almeno 500.000 persone che si esprimano con una lingua dei segni e per questo spinge per conferire loro uno status ufficiale. E in realtà quasi dappertutto in Europa le singole lingue dei segni sono riconosciute, all'appello mancano Malta, Lussemburgo e Italia.

Qui da noi il mancato riconoscimento ha dei tratti paradossali e consueti. Paradossali perché nel paese più gesticolatore al mondo, è forte il radicamento (scaturito da un convegno farsa del 1880 svolto a Milano), che "il segno uccide la parola" e di conseguenza impedisce un adeguato sviluppo intellettuale (andate a dirlo a Napoli). Consueto in un paese più abituato alle contrapposizioni, al mito dell'un contro l'altro armati (Guelfi vs Ghibelllini, Bartali vs Coppi, Juve vs Inter, DC vs PCI, libro cartaceo vs ebook e via dicendo) che il concetto di Win-Win appare incomprensibile.

Al punto che una buona legge (ahimè solo regionale) che introduce il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana, estende lo screening neonatale a tutto il sistema sanitario del Lazio (finora era sperimentale, discrezionale, ampiamente a macchia di leopardo), che introduce organicamente un supporto nei servizi educativi di prima infanzia "nel rispetto dei principi di libertà di scelta e di non discriminazione" - nei servizi educativi di prima infanzia, appare per molti inaccettabile. Liberticida.
Come se il Tedesco in Alto Adige dovesse inibire la sana crescita di cittadini italiani nella provincia di Bolzano.

Ma c'è un principio, un solo principio da ricordare: la comunicazione aiuta la comunicazione. Apprendere un lingua permette di acquisire altre lingue. Acquisire due lingue apre la mente e consente di apprenderne altre più facilmente. Abbatte i pregiudizi e forma le persone al rispetto.

Abbiamo davvero paura di questo?
buzzoole code

venerdì 15 novembre 2013

Giorno due

Ante scriptum
Un anno, sembra una vita. Abbiamo imparato a conoscere la sordità, le diffidenze, le diffidenze di chi le vive in modo diversi, gli astii e le incomprensioni reciproche, le chiusure (per cultura, ignoranza, superbia o disconoscimento). Abbiamo imparato a conoscere i sordi, iniziato a studiare 
 la Lis, le caratteristiche delle protesi, le proprietà dell'impianto cocleare, i principii della fisica delle onde sonore e quelle elettromagnetiche. Abbiamo conosciuto la gentilezza del Bambin Gesù, le lentezze impersonali dell'Inps, la superficialità di certe commissioni mediche, la solerzia dei singoli e le complessità della burocrazia. Abbiamo passato un'operazione, combattuto con fischi delle protesi, rifiuti categorici per il magnete, pianti di incomprensione e il dramma dell'attivazione. Abbiamo patito, spazientito e sopportato calchi in silicone, settaggi di curve, mappature, crisi di panico spacciate per capricci, sguardi scocciati, disarmati e interdetti di audiometristi, critiche pesanti di su come educhiamo e sulle nostre scelte da chi pensa di conoscere tutto in tutti i campi, disappunto malcelato di sordi segnanti per l'impianto cocleare. Abbiamo conosciuto la sorpresa dei conoscenti, il supporto degli amici, la vicinanza virtuale di chi vive un'analoga situazione, l'affetto moltiplicato di alcuni familiari e la lontananza sofferta e forzata di alcuni e silente e imbarazzata di altri. Abbiamo incassato sguardi di compatimento e costruito nuovi legami, conosciuto le tante forme di affetto di chi cerca le vie migliori per nostra figlia, l'impegno delle tate, delle maestre e della logopedista, la passione e il trasporto, che letto a freddo, ha valore incommensurabile.
Abbiamo faticato per ogni lento progresso, rallegrati per una richiesta vocale, gioito per una testolina girata al richiamo di "Livia".
Abbiamo scoperto che siamo solo all'inizio, di essere stanchi, non esausti. E con le spalle più larghe.
Abbiamo iniziato, oggi, un altro anno.

***
Qualche lacrima di compassione, mi vergogno. Alcune erano più nobilitate dal manto dell'emozione dei piccoli gesti che ti fanno capire che l'anormalità sia un problema degli altri, non suo. Come quando risvegliatasi in tarda serata per uno scombinamento degli orari, ha ritenuo che fosse opportuno preparare la colazione, così piattino dopo piattina, bricco dopo tazzina, zuccheriera dopo spargicacao, tutti gli elementi della colazione della festa erano stati tirati fuori. Quando poi il sonno ha prevalso sulla veglia, non ho avuto il coraggio di riporre quella festosa voglia di routine.
(Avellino, 15 novembre 2012)
Livietta - I'm waiting you