martedì 22 gennaio 2013

Il giorno dell'attesa

Se lunedì è stato il giorno dell'inizio, oggi sopo quasi una settimana, è stato il momento dell'apertura al mondo. La nostra routine del week end ha da un paio di anni la tappa quasi fissa del mercato del circo massimo. Dapprima si trattava del piacere della scoperta, poi della bontà e della convenienza, ora un appuntamentomche ci piace immaginare più genuino (nei rapporti, nei prodotti) e rilassato (nei tempi, negli spazi) per la spesa settimanale. A parte che basterebbe la location o la bontà dei bistecconi della cara signora Enza, ma anche la pseudo tavola calda (in realtà piatti da ristorante a prezzi di panino al bar)  gestita dagli agriturismi di roma e dintorni rendono l'appuntamento utile (alla diapensa, alle tasche) e molto dilettevole (al palato, alle uscite). Oggi mentre ci recavamo al farm market ha telefonato Livia, la sorella di Giò. Dopo un po' di convenevoli con molta calma, tristezza  e precisione (per quanto possibile alle nostre  scarse conoscenze mediche) la notizia della sordità di Livietta ha varcato la soglia della casa. Incredulità e sgomento, connessi alla voglia di sapere cosa e forse anche il perché. A scadenza di un paio di ore tutti i fratelli di giò ci hanno accompagnato durante la vigilia della grande giornata del day hospital di lunedì. Se Livia major ha mostrato compostezza e lucidità nell'inevitabile sorpresa e dolore, Teresa ha cercato di colmare il piccolo gap presente tra il suo tono di voce e i 107 db necessari a Livietta per percepire i suoni: encomiabile, ma lievemente fastidioso, anche via telefono.  A dirla tutta quel che mi ha più sorpreso è stata la reazione di Pasquale, forse imbeccato a tenere una maggiore sobrietà rispetto ai suoi magnifici e iperbolici eccessi di comunicazione. Ma questo è anche il campanello di allarme della serietà della situazione. Quando i tamburi tacciono, la guerra è iniziata.

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Attesa per domani mattina, non mi illudo sugli esiti, mi auguro solo una rapida soluzione per il recupero dell'udito. Nel frattempo, Livietta ignara dei chiacchiericci, gioca e corre dentro casa, aiutando la stesa dei panni, lo svuotamento della lavastoviglie e quello dei piatti dopo il terzo boccone trasformatosi in pappa peripatetica.

martedì 21 febbraio 2012

La guerra degli stupidi

Riscopriamo per l'ennesima volta l'acqua calda. E sorprendiamoci. Nelle ultime ore sta facendo scandalo un servizio sulle pubblicità maschiliste del XX secolo (come se le attuali fossero chissà quanto evolute: vd D - La Repubblica - Il sessismo nelle vecchie pubblicità).


Erano (e sono) pubblicità miratissime,  pubblicate soprattutto (ossia non esclusivamente) su giornali diretti a pubblico femminile: era un modo sottile (?) per far passare un determinato stile di vita, frutto non solo, ma anche della fine delle due guerre mondiali e da anni di indottrinamento razzista e sessista.
Ristabilita la pace, la donna (che aveva avuto un ruolo importante nella produzione e nel progresso dei paesi, vincitori e non) doveva essere di nuovo relegata alla casa e non doveva assolutamente mettersi in competizione con l'uomo.

Mi è ritornato in  mente un vecchio lavoro, una recensione brevissima su un testo che al momento in cui mi fu consegnato mi scatenò diverse emozioni che, a ben analizzarle, sono frutto di educazione (giusta e sbagliata), indottrinamento (corretto e scorretto) e riflessione (buona e cattiva).
Mi sembrava dapprima uno scherzo, poi trasalii, mi veniva da (sor)ridere e inorridivo di me stesso. Poi mentre lo leggevo restavo affascinato da come tanta ignoranza avesse potuto far presa su tante persone per tanto tempo.

Il libro era stato ripubblicato da Castelvecchi, l'autore era Paul Julius Moebius, il titolo "L'inferiorità mentale della donna", anno di pubblicazione 1900 (lo stesso dell'Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud). Non si trattava di un santone predicatore, ma di uno stimatissimo psichiatra, direttore del Policlinico Neurologico Albert Verain di Lipsia. Forse quel lavoro lo aveva usurato (morirà nel 1907 a 54 anni), forse non era sufficientemente attrezzato contro il disagio mentale ed era diventato pazzo e ossessionato anche lui, ma quel che è peggio ha contagiato con queste idee il mondo evoluto e reso folli e irrecuperabili tanti nostri padri e molti fra noi.

Riporto integralmente le mie dieci righe. Non mi pare che modificherei nulla sul giudizio a 14 anni di distanza.


Il darwinismo ha riportato l'uomo alla sua vera natura (scimmia antropomorfa dal pollice opposto e statura eretta), ma non tutti vi si arresero. Doveva esistere qualcuno meno uomo dell'altro: una razza (ebrea, negra, aborigena australiana) o un sesso.
Magari le donne, come fu dimostrato "scientificamente" dallo psichiatra tedesco Paul Julius Moebius (da non confondere con l'inventore del nodo/nastro infinito) ne "L'inferiorità mentale della donna", scritto nel 1900: "Un cranio piccolo racchiude evidentemente un cervello piccino".
Patetiche parole per un documento storico di notevole, aberrante, importanza.


lunedì 13 febbraio 2012

Un voto per chi, un voto perché?


Il 19 febbraio si compie un atto di democrazia. Lasciate stare quale sia il vostro e il mio orientamento politico. Esiste ed è importante e va salvaguardato.

In quella data si è chiamati a scegliere il nuovo segretario del Partito Democratico del Lazio: poche regole per la partecipazione, carta d'identità, almeno 16 anni e 2 euro (mossa raffinatissima, se sei militante contribuisci con il sorriso, se non lo sei finanzi il partito in maniera trasparente, se poi sei anche un avversario politico hai anche la beffa di sovvenzionare il tuo nemico, tipo un tifoso della Lazio obbligato ad acquistare un abbonamento della Magica).

Non è facile scegliere, analizzando profili e programmi, abbiamo un abile esponente di apparato (Gasbarra), una brava persona che si incarta nel burocratese (Bachelet), una giovane molto determinata ma forse acerba (Leonori) e un uomo di lotta e passione con il miglior programma ma poco adatto alla segreteria (Pacciotti).

Da qui al 19 ho ancora tempo per pensare, ma certo il ballottaggio è tra questi due ultimi outsider. E comunque parteciperò, si parla sempre di maggiore democrazia, di far sentire la voce dei cittadini, della distanza della politica. Poi quando c'è qualcosa di concreto tutti si dileguano.

Ripeto non è questione di partito, il PD, questo PD, non mi rappresenta. Ma la classe dirigente voglio scegliermela.
A prescindere.