Spesso si è accusati di parlare bene, ma nulla cambia. Mai.
Scusate, ma non sono d'accordo,è possibile fare qualcosa: la gente crede alla televisione e alle proprie convinzioni difficilmente rinuncia.
Però siamo in Italia e quando qualcosa tocca da vicino diventa la cosa più importante del mondo: allora ci si avvicina a quanti conosciamo che non hanno la sensibilità di leggere un blog o un approfondimento e ci si mette buoni buoni a spiegare non i massimi sistemi, ma i conti, le cose concrete.
Da quanto non ti aumentano lo stipendio? Quanto ti danno ti pensione? Non hai trovato posto all'ospedale per la radiografia? La strada che fai è piena di buche? I tombini rendono le vie fogne?
Allora guarda cosa sarebbe potuto succedere se chi ha eluso, distratto, evaso le tasse le avessero pagate. Guarda chi sono, a chi sono legati. Guarda chi votano, chi difendono.
Dati concreti e inerenze alle realtà non scuoteranno le coscienze, ma gli animi sì.
E perdonatemi ancora, per me questo è fare politica.
Prospettive personali in universi sociali. Riflessioni in libertà di scrittura su fatti o eventi della vita privata. Ma il pubblico è privato, ergo, iniziamo a gettare semi e le piante delle proposte arriveranno. Obiettivo: nuovi modi per vivere la cittadinanza.
martedì 29 settembre 2009
A volte ritornano: incubi e ingiustizie
Non sono forcaiolo, spesso mi dicono che sia fin troppo moderato,
perché da prima dei tempi del famoso scontro in segreteria dell'allora Pds tra Baffino D'Alema e Speramo Veltroni appoggiavo e credevo (e permettetemi nello sguaiato ottimismo di crederlo ancora) nella visione nuova di una realtà socialdemocratica proposta da quest'ultimo.
Non amo troppo l'intervento dello stato sul mercato, fatte salve e pubbliche una serie di servizi fondamentali (dalla scuola all'acqua, passando per l'ordine pubblico all'energia elettrica).
Eppure ancora una volta ecco che dalle mie nari mi fuoriesce uno sbuffo da toro inferocito. L'ennesima angheria e turlopinatura per chi fa di tutto per cercare di vedere della normalità in questo sciocco paese.
Materia del contendere, il neo Scudo Fiscale, ossia il nuovo cavillo o cavallo di troia per imbellettare un colpo di spugna verso arricchimenti illeciti di chi già molto aveva guadagnato.
Non ho competenza tecnica (anche io ho i miei limiti) per spiegare in dettaglio, così riporto uno stralcio tratto dal Fatto Quotidiano a firma del Procuratore Aggiunto di Torino Bruno Tinti (non uno qualsiasi, ma una persona retta che ha sempre lottato contro i malaffari italiani, senza guardare a quale parrocchia, partito, famiglia appartenessero: qui potete andare all'intero articolo).
"Questo emendamento una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato “liceizza”; e intermediarie professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare l'obbligo di segnalazione per l'antiriciclaggio; insomma omertà, complicità, favoreggiamento."
Come partita iva che lavora principalmente su progetti finanziati non posso permettermi di dimenticare alcun che nella dichiarazione dei redditi, anzi molte voci, pur essendo inerenti alla mia professione, non mi vengono neanche riconosciute.
Si arriva a filosofeggiare se un libro sulle tradizioni contadine, acquistato per sviluppare contenuti su antiche arti e mestieri del Sannio, sia coerente o meno con il mio lavoro.
Non ho grandi guadagni e di detrazioni o vantaggi fiscali a me non arrivano, però se dovessi azzardarmi ad utilizzare un software non licenziato che neanche una multinazionale acquista in quanto è troppo caro, potrei trovarmi la finanza alla porta che sequestra pc e entroiti futuri.
Allora perché dovremmo pagare noi le tasse a quanti hano fatto con il loro agire cosciente, programmato e scientifico, che quelle quote, le loro loro quote di tasse e tributi in questi anni siano ricadute su persone oneste (o tendenti tali) come me?
No caro Presidente Giorgio Napolitano, se Ella è veramente presidente di tutti, non può avallare una simile indecenza politica e (se proprio la politica di qualunque colore debba restare fuori) amministrativa, chieda di perseguire quei depositi, non di ringraziarli per aver evaso (o anche solo eluso) il quantum debeatur!
Altrimenti ognuno di noi sarà incoraggiato a non rimettere ai propri debitori e, a dio piacendo, attendere un condono tombale per questa nazione.
PS: sul sito de Il Fatto Quotidiano è possibile sottoscrivere un appello in tal senso alla Presidenza della Repubblica. Da qui potete accedervi comodamente.
Non amo troppo l'intervento dello stato sul mercato, fatte salve e pubbliche una serie di servizi fondamentali (dalla scuola all'acqua, passando per l'ordine pubblico all'energia elettrica).
Eppure ancora una volta ecco che dalle mie nari mi fuoriesce uno sbuffo da toro inferocito. L'ennesima angheria e turlopinatura per chi fa di tutto per cercare di vedere della normalità in questo sciocco paese.
Materia del contendere, il neo Scudo Fiscale, ossia il nuovo cavillo o cavallo di troia per imbellettare un colpo di spugna verso arricchimenti illeciti di chi già molto aveva guadagnato.
Non ho competenza tecnica (anche io ho i miei limiti) per spiegare in dettaglio, così riporto uno stralcio tratto dal Fatto Quotidiano a firma del Procuratore Aggiunto di Torino Bruno Tinti (non uno qualsiasi, ma una persona retta che ha sempre lottato contro i malaffari italiani, senza guardare a quale parrocchia, partito, famiglia appartenessero: qui potete andare all'intero articolo).
"Questo emendamento una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato “liceizza”; e intermediarie professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare l'obbligo di segnalazione per l'antiriciclaggio; insomma omertà, complicità, favoreggiamento."
Come partita iva che lavora principalmente su progetti finanziati non posso permettermi di dimenticare alcun che nella dichiarazione dei redditi, anzi molte voci, pur essendo inerenti alla mia professione, non mi vengono neanche riconosciute.
Si arriva a filosofeggiare se un libro sulle tradizioni contadine, acquistato per sviluppare contenuti su antiche arti e mestieri del Sannio, sia coerente o meno con il mio lavoro.
Non ho grandi guadagni e di detrazioni o vantaggi fiscali a me non arrivano, però se dovessi azzardarmi ad utilizzare un software non licenziato che neanche una multinazionale acquista in quanto è troppo caro, potrei trovarmi la finanza alla porta che sequestra pc e entroiti futuri.
Allora perché dovremmo pagare noi le tasse a quanti hano fatto con il loro agire cosciente, programmato e scientifico, che quelle quote, le loro loro quote di tasse e tributi in questi anni siano ricadute su persone oneste (o tendenti tali) come me?
No caro Presidente Giorgio Napolitano, se Ella è veramente presidente di tutti, non può avallare una simile indecenza politica e (se proprio la politica di qualunque colore debba restare fuori) amministrativa, chieda di perseguire quei depositi, non di ringraziarli per aver evaso (o anche solo eluso) il quantum debeatur!
Altrimenti ognuno di noi sarà incoraggiato a non rimettere ai propri debitori e, a dio piacendo, attendere un condono tombale per questa nazione.
PS: sul sito de Il Fatto Quotidiano è possibile sottoscrivere un appello in tal senso alla Presidenza della Repubblica. Da qui potete accedervi comodamente.
mercoledì 23 settembre 2009
Differenze e paure
Reduce dalla triste (e posso dirlo? Un po' monotona) visione di Gomorra, come ogni giornoin cui posso conciliare lavoro e palestra mentale, mi sono sintonizzato su Rai Radio Tre, trasmissione Fahrenheit.Confronto, misura e intelligenza sono le caratteristiche di questa trasmissione, in assoluto tra le mie preferite.Argomento del giorno il rapporto con gli altri, titolo "Come ti percepisco lo straniero" .
Ma da qualche tempo a questa parte gli altri sono nemici per definizione, in un inconscio revival della filosfia di Karl Schmitt, in cui non esiste altro che il comune e unico sentire, altrimenti sei fuori, sei altro, sei IL nemico.
Non importa se sei della mia stessa nazione, non la pensi come me, sei contro e questo basta. Però. Però esiste qualche altro che è ancora più altro di altri ancora. E questo negli ultimi anni (dal 2001, oserei dire) è identificato con l'islamico, con il mussulmano, con il mediorientale.
E non basta dire che esistono differenze enormi tra queste categorie, via tutte nel calderone del Nemico più nemico non si può.
Nel brodo ambientale ecco allora un sms in cui (in un misto di pateticità, esagerazione, provocazione, contropiede, eccetera eccetera) un'ascoltatrice di sinistra ingenuamente afferma: "Io non voglio vivere in un paese islamico". Come se in Italia ci fossero 20 milioni di islamici e 40 milioni di immigrati su sessanta quanti siamo.
Come se in Italia fossimo liberi di pregiudizi sulle donne, sulle loro capacità e il loro posto nella società. Come se non ci fossero tradizioni tribali, squallide e feroci, anche senza la presenza di violenza diretta, attraverso ai giudizi perbenisti da borgo medievale.
Come se in Italia ci fosse uno stato laico, illuminato e ben governato.
Così vinco pigrizia e ritrosia e invio questo messaggio.
"Non mi sembra che ci sia differenza tra il controllo del territorio da parte dei pasthun e quello della famiglia dei casalesi e altri gruppi camorristici e mafiosi italiani a scelta. Che i malavitosi di casa nostra siano migliori solo perché devotamente si fanno il segno della croce?
Discorsi sul non volere vedere l'italia trasformarsi in un paese mussulmano indicano solo un razzismo latente verso gruppi che di volta in volta cambiano e appaiono perfetti per caricarli di qualsiasi nefendezza.
Prima erano i meridionali, poi gli albanesi, oggi si contendono il primato romeni e islamici. Tutto pur di non fare i conti con noi stessi e la nostra comunità e coscienza."
Contro le mie attese (non speranze) è letto, commentato quale malizioso e (forse) eccessivamente tranchant. Certo non è un pensiero ampio e articolato come l'argomento richiederebbe, non tiene conto neanche di tutte le sfumature tra la percezione astratta e la realtà quotidiana, eppure lo reputo un punto di partenza per una coscienza rinnovata di questo morboso Paese.
Da piccolo appresi che noi non perdoniamo ad altri i nostri difetti. Forse per questo si tende ad odiare tanto gli altri, perché per dirle con le parole di un poeta di nuovo in voga (indovinate chi),
"Noi siamo da secoli / Calpesti, derisi"
Un primato, una caratteristica che avevamo, non può essere tollerata che venga scippata così.
Poi dici che uno odia l'altro.
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