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giovedì 22 agosto 2013

Al Voto! Al Voto!


Guida veloce sulle prossime elezioni.

PdL-FI: Avviluppato solo sulle posizioni del proprio leader, lo chiamassero "Meno galera per tutti (i ricchi)" farebbero prima.
PD: invotabile, si è calato le brache di 150 anni di storia di lotte per 54 minuti di governo.
Lega: Resiste perché il cerchio magico della famiglia Bossi è bello largo e il vecchio leader tiene per i coglioni i cavallini scalpitanti nel nulla cosmico. Per nostalgici di nazioni inesistenti.
SEL-IDV-partituncoli ex-comunisti: basta, hanno fatto il loro tempo.
Neo-democristiani sparsi e d'accatto (Monti, Casini e compagnia bella): No, basta la Salerno - Reggio Calabria per darne l'etichetta di affidabilità.
M5S: Buona volontà, coacervo di contraddizioni. Una scossa per il paese? Bah. Nell'imbarazzante vacuo dell'Italia politica, se qualcuno ancora andrà a votare sono l'unica formazione potabile. Forse l'ultima spiaggia.
Astensionismo? La tentazione è fortissima, ma lasciare la mia nazione a quattro gatti di votanti irregimentati e collusi proprio non mi va.
PS: Garibaldi nella notte dell'Italia ci prenderebbe a calci in culo a tutti.

lunedì 29 aprile 2013

I tanti padri di un gesto non folle


Gli spari a palazzo Chigi e gli obiettivi dichiarati non li considero un gesto isolati, non ci riesco proprio . Innanzitutto, dal 1897 in poi non è più possibile nascondersi.
Il suicidio non è un atto di un folle, ma un fatto sociale.

E già con questo si può tarare il livello morale e culturale della Classe Dirigente attuale, a partire dal nuovo (?) ministro degli Interni, Angelino Alfano.
Non voglio, né posso parlare con competenza dei meccanismi dei suicidi o dei tentati tali, mi limito a due osservazioni.

La prima: "gli incidenti della vita privata che sembrano gli immediati ispiratori del suicidio e che ne vengono ritenuti le condizioni determinanti, in realtà sono solo cause occasionali. Se l’individuo cede al minimo urto delle circostanze significa che lo stato della società lo ha reso facile preda del suicidio." (Il Suicidio - 1897)



Parole non mie, ma di questo sosia di Oscar Giannino che si chiama Émile Durkheim. Questo tanto per inquadrare di cosa stiamo parlando.

La seconda osservazione. Questo atto odioso (perché riversato su chi di colpe non ne ha alcuna e forse è molto più vicina al colpevole) e disperato non è un caso isolato, un fatto orfano. Tutt'altro. A molti titolari, facilmente riconoscibili, che non possono che riconoscerne la paternità.

  • Ne è padre Berlusconi con la sua accolita di centrodestri e legaiola, con la sua inconcludenza e incapacità di agire sull'economia e la società malgrado la più ampia maggioranza mai avuta in parlamento, il suo mettere i propri interessi davanti al Paese, intrigando con ferocia come e peggio di un politico della prima Repubblica.
  • Ne sono padri Bersani-D'Alema e sinistri-centrosinistri-cosasiamononsappiamistri, con le loro frammentazioni, distinguo, faide interne, veti incrociati, incapacità di capire il paese e persino di concentrarsi sul proprio ombelico, con il miserevole comportamento nell'elezione del capo dello stato e nel mettere su un qualche governo capace di dire voltiamo pagina.
  • Ne è padre Beppe Grillo e molta rabbia pentastelluta, perché non si può dire che la violenza verbale non può essere confusa con le vie di fatto. Se si incita alla rivoluzione, essa è tale solo con bagni di sangue e lacerazione sociale. Non è un pranzo di gala (copyright Becchi-Mao-SergioLeone)
  • Ne sono padri i Sindacati, sempre più distanti dal mondo del lavoro reale, talvolta arroccati attorno a figure ormai mitiche ed inesistenti (l'operaio in fabbrica, estrema minoranza in rapida via di estinzione), talaltra succursali o appendici di partiti, partitini, formazioni politiche di vario genere e grado, pronte a fornire all'occorrenza esponenti politici di mediocre grandezza (al volo, Polverini, Pezzotta, Marini, D'Antoni, Cofferati)
  • Ne sono padri i politichetti che giocano alle belle parole, capaci solo di farsi notare per offese (Santanchè, Gasparri, Salvini) o per le scelte a loro insaputa (da Scaloja ad Alemanno).
  • Ne sono padri i grandi imprenditori italiani, talmente abili e capaci da delocalizzare il lavoro, far la rincorsa al massimo risparmio di materiali e uomini, per poi lamentarsi di non avere soldi per investire in alcun che e restano solo a parlarsi che il paese deve muoversi, deve essere rimesso in moto, dopo aver sostituito le ruote con 4 mattoni e il motore trasformato in un nido da cova con uova di serpente.


La tristezza corre sul collo di quel filo di sangue del carabiniere steso per strada che paga le colpe di tutti costoro che ora si fanno anime belle con parole di circostanza, ma a cui francamente non gliene frega niente. E vanno dritti per la loro strada.
Solo adesso, magari per qualche giorno, con un brivido in più.

venerdì 18 settembre 2009

Morti bianche, Morti rosse, Morti verdi, Morti nere

due nazioni unite nel dolore di inutili stragi
Ma tecnicamente i militari non sono morti sul lavoro?
Sono morti rosse sangue o nere di vergogna? Morti verdi militari o morti bianche innocenti?
Lavorando spesso con le capitanerie di porto ho conosciuto diverse persone (non sono solo "militari") partiti per le missioni all'estero e mai erano guerrafondai o esaltati.
A prescindere da quanto si pensi, i fanatici, gli spericolati rambisti sono una estrema minoranza spesso rifiutata dai comandanti stessi perché quel che è peggio di un nemico invasato è un amico esaltato. Sono ragazzi o uomini con la testa sulle spalle, sempre con la mente alla famiglia che rinunciano a comodità per guadagnare qualcosa in più per qualche tempo.
Certo, i pericoli, i rischi, le restrizioni esistono. Mai una libera uscita perché saresti un bersaglio mobile appetitoso, mai un rapporto disteso con le popolazioni locali perché hai paura e la tua paura è lo specchio della loro. Sono persone che hanno scelto un lavoro, quasi l'unico che lo Stato nel sud sia capace di offrire. Prima di parlare con una punta di disprezzo di questi uomini occorre immedesimarsi, almeno cinque minuti nelle loro vite, respirare nei loro luoghi e vestire i loro panni.
Io non apprezzo le politiche neocolonialiste della Nato (e quindi anche la posizione italiana), non sono convinto dell'ingenua partecipazione in un luogo di guerra (mi risuonano sempre nelle orecchie le parole di un cinico Mussolini che dando la coltellata alle spalla a una Francia quasi battuta, le dichiara guerra per gettare una manciata di morti sul piatto delle bilancia delle trattative). Sono sempre irritato e intollerante per le nostre partecipazioni in zone di guerra più o meno dichiarate perché da fedele allla costutuzione italiana reputo l'articolo 11 un caposaldo della ragione e della consapevolezza.
Malgrado tutto ciò (pensate un po' !) queste sei morti mi commuovono.
Certo le morti bianche non sono trattate con la stessa enfasi, ma non può essere un problema di questi sei poveri militari.
Sembra sia difficile raccogliere l'ultima parola di quanti siano saltati in aria a causa di un'autobomba. Ma oltre a un urlo di dolore, sono convinto che la loro ultima parola sia stata rivolta a coloro che abbiano amato, non ai maledetti killer, ai datori di lavoro menefreghisti, ai giornalisti silenti o i troppo parlanti, ai politici di comodo e simili.
E in questo non credo sia differente rispetto a qualunque altro morente sul posto di lavoro.
Ognuno muore solo, scrisse Hans Fallada.
Ognuno muore e finisce un universo, quando si muore esiste sempre un senso di ingiustizia, una rabbia che sembra che solo alcuni gruppi, di volta in volta differenti paiono comprendere e capire, è un triste dato di fatto.
Oggi si piangano questi (sei) caduti nell'esercizio delle loro mansioni, è giusto.

PS. Non dimentico i civili afgani, morti in maniera ancora più inconcepibile e assurda. Ma siamo in Italia, nell'hic et nunc di una sottile e velenosa polemica quasi venata di soddisfazione per la morte di sei militari. Miserie da piccolo paese.

venerdì 7 novembre 2008

La repubblica degli imbecilli

Leggo da una notizia di agenzia che in 3 giorni Obama ha contattato personalmente nove leader mondiali. Per entrare nei particolari per ringraziare delle felicitazioni dell'avvenuta elezione sono stati chiamati il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico Gordon Brown, il primo ministro australiano Kevin Rudd, il canadese Stephen Harper, l'israeliano Ehud Olmert, il giapponese Taro Aso, il presidente della Corea del Sud Lee Myung-bak e quello del Messico Felipe Calderon.

Come si evince manca all'appello il presidente russo Dmitri Medvedev.

Mi piace pensare che non sia stato chiamato per evitare l'imbarazzo di parlare anche con il presidente del consiglio Silvo Berlusconi,grazie al quale la nazione è stata prontamente ribattezzata, vista l'indignazione e l'imbarazzo creato a 56 milioni di persone.Niente paura, monete e carta intestata restano la stessa, l'acronimo è sempre R.I. ma non signifiva più Repubblica Italiana, bensì Repubblica degli Imbecilli. Non solo! Con una mossa ad effetto il nostro Presidente del Consiglio è riuscito anche a risolvere l'annoso problema della scarsa produttività delle Università italiane, laurendoci tutti ipso facto in coglioneria.

Chi osa pensare che quest'uomo non sia un genio, è intelligente, ergo molto poco nazionalista e italiano.